La struttura

Un tempo noto come “casa Caffarel”, è un edificio che risale certamente ai primi anni del 1800 e che fino ai giorni nostri ha sempre mantenuto intatto il suo aspetto e il suo fascino; oggi l’unica cosa che qui non troverete più sono le stalle che vennero dismesse all’inizio del 1900. Queste, ovviamente, erano situate al piano terreno della struttura.

L’edificio, verso la fine del 1800, venne acquistato dal notaio Giosuè Vola che, sposando nel 1879 Josephine Peyrot, sancì l’unione di due delle più importanti famiglie valdesi del tempo, i Volle di Saint Jean (dell’allora neonato Comune di Luserna San Giovanni, territorio su cui sorgeva l’abitazione) e i Peyrot del Forte (oggi Torre Pellice), discendenti diretti del pastore Henri Arnaud, condottiero del Glorioso Rimpatrio dei valdesi che dalla Svizzera fecero ritorno nelle Valli nel 1689.

Il notaio e sua moglie amarono particolarmente questa dimora, tramandandone, oltre alla proprietà, anche il profondo affetto alla figlia Linette che, a sua volta, lasciò tutto al figlio, Giorgio Cotta Morandini, senz’altro il più noto avvocato della valle, per molti anni patron dell’HC Valpellice, la squadra di hockey su ghiaccio amata in modo quasi viscerale dalla popolazione locale e non solo.

Recentemente, nel periodo tra il 2019 e il 2022, la casa è stata oggetto di un profondo ma attento restauro a cura della famiglia della figlia dell’Avvocato. Francesca e Nicolò vi accolgono, oggi come un tempo, ospiti desiderosi di riposo e tranquillità nel cuore delle valli Piemontesi, in quella che molti conoscono come la “Ginevra d’Italia”, patria del popolo valdese e fiero simbolo di ecumenismo.

Una piccola nota storica

Nel corpo principale dell’edificio, tra il 1855 e 1858, dimorò il patriota, drammaturgo e attore, Gustavo Modena che, nel suo epistolario, accennando a questa dimora, ne lodò il gradevole fresco della cantina ed il ruscello che all’epoca ne attraversava il giardino.

Perché “Ma Choupette”?

Choupette, prima ancora di essere il nome di un famoso gatto ereditiere, era il vezzeggiativo che ai tempi veniva usato in famiglia per indicare i riccioli dei bebè… e a noi è sembrato il miglior modo per definire l’impegno e la dolcezza che abbiamo messo nel mantenere e migliorare ciò che ci è stato tramandato dai nostri avi.